La leishmaniosi

 

E' una malattia parassitaria tipica del cane e dell’uomo (antropozoonosi) sostenuta da un protozoo chiamato Leishmania infantum. 

La malattia è endemica in tutta la zona costiera del Mediterraneo, Italia compresa. Liguria, Toscana, Lazio, Sardegna, Puglia e Calabria sono le regioni italiane più a rischio.

Come si trasmette la malattia?

 

La trasmissione della malattia non avviene per contatto diretto con un cane malato ma solo attraverso la puntura dei flebotomi (ospiti intermedi di Leishmania). Con la suzione del sangue da animali o uomini infetti, i flebotomi ingeriscono le leishmanie. Dal canale alimentare dell’artropode le leishmanie migrano verso la proboscide del flebotomo e da qui possono essere inoculate in un nuovo ospite vertebrato mediante un successivo pasto di sangue. Una volta inoculato, il protozoo è subito attaccato dai macrofagi, di cui la cute è ricca, nei quali replica per scissione binaria. Le leishmanie non solo riescono a sopravvivere all’interno dei macrofagi ma, grazie a queste cellule, si distribuiscono in tutti i distretti dell’organismo, in particolare linfonodi, fegato, milza, midollo osseo.

I flebotomi 

 

Sono piccoli insetti pungitori comunemente denominati pappataci. Sono simili a moscerini di 2-3 millimetri di grandezza, si trovano nei mesi caldi, primavera ed estate, prediligono zone asciutte, riparate dal vento come gli anfratti dei muretti a secco e volano durante le ore crepuscolari attirati dalle secrezioni (oculari, nasali…). 
Le femmine, dopo aver compiuto il pasto di sangue, si dirigono in zone umide ma non acquitrinose dove depongono le uova e muoiono. Nel giro di 1-2 settimane, dalle uova schiudono le larve. Se si è in estate, fino a settembre, le larve diventano pupe e poi dalle pupe sfarfallano gli adulti. Se si è in inverno, gli adulti sfarfalleranno l’anno successivo. Bisogna aver cura quindi di tenere in casa il cane all’alba e al tramonto, di dotare le finestre di apposite zanzariere a maglie fitte e di utilizzare repellenti (collari o spray) contro questi insetti vettori della malattia.

Quali sono i segni clinici tipici della malattia? 

 

Il periodo di incubazione è variabile da pochi giorni ad un anno. In base alle condizioni immunitarie dell’animale, l’infezione può decorrere in forma acuta o cronica, sintomatica o asintomatica. I segni clinici che si possono osservare più frequentemente sono: 

- Problemi cutanei quali: dermatite furfuracea non pruriginosa, rarefazione del pelo o alopecia localizzata alle zone periorbitale, auricolare e perilabiale (aspetto di cane vecchio), noduli cutanei, granulomi;
- Linfoadenomegalia sistemica;
- Splenomegalia;
- Epistassi;
- Onicogrifosi (crescita abnorme delle unghie);
- Cheratocongiuntivite e uveite;
- Zoppia;
- Dimagrimento;
- Pallore delle mucose;
- Insufficienza renale.

Esistono dei rischi per chi possiede un cane malato di leishmaniosi? 

 

La presenza di un cane leishmaniotico non deve far temere per la salute dell’uomo e di altri eventuali cani che vivono a stretto contatto con lui purché vengano attuate tutta una serie di misure preventive e terapeutiche volte, da un lato, alla cura dell’animale malato e, dall’altro, alla repellenza nei confronti dei flebotomi. La trasmissione della malattia non avviene, infatti, per contatto diretto con un cane malato ma solo attraverso l’azione dell’insetto pungitore. Gli animali malati, per questo, possono e devono essere curati.

L’importanza di una diagnosi precoce

 

In Italia è commercializzato un vaccino per questa malattia. E' necessario parlare approfonditamente con il prorpio veterinario per valutare i vantaggi e gli svantaggi di tale profilassi. E' indiscutibile invece l'utilità della prevenzione che si attua attraverso l'utilizzo di presidi repellenti, il rispetto di misure terapeutiche finalizzate alla cura degli animali malati e attraverso una diagnosi precoce della malattia. E’ importante sapere che la diagnosi di leishmaniosi si esegue solo grazie alla combinazione di un attento esame clinico unito ad una serie di esami collaterali combinati e tutti importanti alla stessa misura. 
Per questo, anche in assenza di sintomi, si consiglia di eseguire una volta all’anno, preferibilmente alla fine dell’estate (ottobre, novembre) una visita clinica ed esami di laboratorio: esame emocromocitometrico, biochimico, elettroforesi, IFI, puntato linfonodale ed eventuale puntato midollare. La diagnosi precoce della malattia aumenterà notevolmente la percentuale di successo della terapia farmacologica.

Clinica Veterinaria Città di Bari

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